mercoledì 10 luglio 2013

Il mio primo fumetto



Dal caldo di agosto non si scappa. Per quei 31 giorni di afa ci sono poche alternative. Ci si può rintanare in casa al fresco del climatizzatore oppure andare al mare passando il tempo nell'acqua di quella grande pozza intercontinentale fino a che la pelle delle mani non diventa bianca e molliccia. Se fossi vissuto in una grande città probabilmente me ne sarei andato al mare, caricando la mia vita su una macchina pronta a partire. Io non ho mai dovuto scegliere, neppure in quell'estate rovente del 2002. Dall'ombra della grande camelia bianca non era necessario fuggire per il caldo ed un libro sempre diverso mi teneva compagnia.
Come ogni giorno mi infilai il casco, nero, non bastava già che fosse integrale. Sarei morto di caldo in quel forno crematorio di plastica, era sicuro, mentre morire in un incidente era solo una probabilità. Amen, mi rassegnai ad indossarlo per evitare le lamentele della donna che si premurava per me, guardandomi partire in piedi sulla soglia di casa. Così saltai in sella del mio bolide a due ruote firmato Piaggio e partii. Amavo girare per le strade in motorino. La Versilia, così famosa e citata in molti dei Tg anche nazionali finiva per essere in verità sconosciuta ai più. Mi sentivo come un abitante di una città fantasma, mi piaceva. Strade di campagna e di città si alternavano in un mix unico che la rendeva così strana ed affascinante.
Quel giorno mi fermai prima del previsto, una sete che l'acqua non avrebbe placato non mi dava tregua. Chiesi l'ultimo sforzo al motorino che soffriva dell'asfalto in via di liquefazione e frenando parcheggiai di fronte ad una libreria minuscola, di quelle ricoperte da un cappa di silenzio e pervase dal buon odore di carta stampata un po' vecchia. Mi avventurai tra scaffali polverosi, sentendomi un po' esploratore, un po' naufrago. Quel mare di libri mi disorientava ma ero sempre più determinato a scovare la mia nuova lettura. Alla fine approdai per la mia prima volta nella sezione graphic novels e fumetti. Lasciai che le dita sfiorassero quei volumi sconosciuti. Non potevo concepirli. Non c'era posto per disegni in mezzo alla selva di parole sulla carta. Eppure ne afferrai uno, sulla copertina in caratteri spigolosi c'era stampato il nome “Dylan Dog”.
Lo sguardo triste del ragazzo in giacca nera trasudava emozioni anche oltre la copertina patinata. “Non è mai felice”, pensai. E le pagine non mi contraddissero. Uscii con tra le mani il mio bottino. Lo sentii vivo, lo sentii fremere sotto i vestiti schiacciati contro la pelle dall'aria del motorino, era il mio primo fumetto. Il mio battesimo di fuoco odora di vecchia carta stampata polverosa, odora d'estate e di fiori di camelia. Profuma di fantasia.

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