Dal caldo di agosto non
si scappa. Per quei 31 giorni di afa ci sono poche alternative. Ci si
può rintanare in casa al fresco del climatizzatore oppure andare al
mare passando il tempo nell'acqua di quella grande pozza
intercontinentale fino a che la pelle delle mani non diventa bianca e
molliccia. Se fossi vissuto in una grande città probabilmente me ne
sarei andato al mare, caricando la mia vita su una macchina pronta a
partire. Io non ho mai dovuto scegliere, neppure in quell'estate
rovente del 2002. Dall'ombra della grande camelia bianca non era
necessario fuggire per il caldo ed un libro sempre diverso mi teneva
compagnia.
Come ogni giorno mi
infilai il casco, nero, non bastava già che fosse integrale. Sarei
morto di caldo in quel forno crematorio di plastica, era sicuro,
mentre morire in un incidente era solo una probabilità. Amen, mi
rassegnai ad indossarlo per evitare le lamentele della donna che si
premurava per me, guardandomi partire in piedi sulla soglia di casa.
Così saltai in sella del mio bolide a due ruote firmato Piaggio e
partii. Amavo girare per le strade in motorino. La Versilia, così
famosa e citata in molti dei Tg anche nazionali finiva per essere in
verità sconosciuta ai più. Mi sentivo come un abitante di una città
fantasma, mi piaceva. Strade di campagna e di città si alternavano
in un mix unico che la rendeva così strana ed affascinante.
Quel giorno mi fermai
prima del previsto, una sete che l'acqua non avrebbe placato non mi
dava tregua. Chiesi l'ultimo sforzo al motorino che soffriva
dell'asfalto in via di liquefazione e frenando parcheggiai di fronte
ad una libreria minuscola, di quelle ricoperte da un cappa di
silenzio e pervase dal buon odore di carta stampata un po' vecchia.
Mi avventurai tra scaffali polverosi, sentendomi un po' esploratore,
un po' naufrago. Quel mare di libri mi disorientava ma ero sempre più
determinato a scovare la mia nuova lettura. Alla fine approdai per la
mia prima volta nella sezione graphic novels e fumetti. Lasciai che
le dita sfiorassero quei volumi sconosciuti. Non potevo concepirli.
Non c'era posto per disegni in mezzo alla selva di parole sulla
carta. Eppure ne afferrai uno, sulla copertina in caratteri spigolosi
c'era stampato il nome “Dylan Dog”.
Lo sguardo triste del
ragazzo in giacca nera trasudava emozioni anche oltre la copertina
patinata. “Non è mai felice”, pensai. E le pagine non mi
contraddissero. Uscii con tra le mani il mio bottino. Lo sentii vivo,
lo sentii fremere sotto i vestiti schiacciati contro la pelle
dall'aria del motorino, era il mio primo fumetto. Il mio battesimo di
fuoco odora di vecchia carta stampata polverosa, odora d'estate e di
fiori di camelia. Profuma di fantasia.

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